Su Mobinu

Il Wagner scriveva che “in ogni casa del Campidano, povero di risorse idriche, ha un pozzo per l’acqua cavata da un mulino mosso da un asinello…” Chi non vuole scomodarsi  con le ricerche dice che è un metodo portato dalla Spagna dove era stato introdotto dai Mori. Ma non ricordano che già Vitruvio (quello dell’uomo della moneta di  un euro) descriveva la Noria a catena di secchielli tenuta sospesa da due pulegge, la catena di secchielli poteva essere allungata a volontà e questa macchina azionata da animali o a mano era in grado di sollevare modeste quantità d’acqua a considerevoli altezze. Detto ciò riteniamo e siamo pronti per le smentite che in altri paesi non c’erano tanti mobius come a Decimoputzu (forse a Uta, S.Sperate ma ne dubito)….Avevamo in tutto il territorio comunale le falde acquifere molto alte,al massimo l’acqua si attingeva a sei- sette metri, il terreno è pianeggiante e fertile. gli altri paesi godevano di fiumi e ruscelli perenni e solo in pochi casi avevano bisogno dell’acqua come da noi.

Uno era di ziu Corona Efisio nonno di ziu Srabadoi in via S. Isidoro, la ruota era di legno, mossa da ingranaggi di legno, la treccia di mirto e naturalmente is tuvus di terracotta;

Poi c’era quella di Eugenio Ena in s’uttur’e Piriccu, quello di Ramundiccu Ena in s’ottu de Maria Scalas (via Vallermosa), di ziu Giuseppe Collu (avo di ziu Pinotto e ziu Baroi) in via Giardini ( piazza Kolbe la casa di “Scosceri”).

Ancora di Ziu Rammundiccu Ena (a u’razzu) sempre in P.zza Kolbe (il panificio di Pinuccio), in via vallermosa dove ora stanno le serre di Silvano C. c’era quello di Raccis Basilio che era addirittura Questore di Rimini. Aveva una tanca che arrivava fino a sa ia Cuncuda. La madre era cugina della madre di ziu Srabadoi.

Un altro in su gutturu de Serreli di ziu Maccioni macellaio, quello di sig. Antonio Marengo (terreni del gen. Vassallo)in s’uttur’e sa sinniga, di Ziu Erminio Collu in via Giardini (ex campo Rivera).

C’era quello di ziu Luisiccu Corona “Dedda” (padre di Giuseppe) una vita da ortolano, di ziu Sabiucciu (padre di Vitale e di Tanielliccu ecc.) in s’acqua bella, in su xiau de is Piras quello di ziu Efisinu Boi, di Tigellio Raccis fratello del Questore in via S.Basilio, di sig. mestro Basciu a sinistra in via Vallermosa, ancora di ziu Antiogu Giollara (nonno di Gino) “l’ortolano”.

Infine quando gli ricordo quello di Efixeddu Collu “peitrottus” la nostra fonte dice: quello era di ferro non aveva le colonne laterali alla ruota (sa pedra sola e pedras de su casteddu) e sa ghia era in ferro come pure il bindolo. Era una cosa “moderna” (il genero era ferreri, esperto anche di meccanica per i tempi) L’acqua non andava in vasche ma su una piattaforma rettangolare di cemento con un bordo costruita sopra il pozzo. Ad ogni lato c’era un passaggio chiuso con una pietra ed un panno: a seconda della parte dell’orto che si voleva innaffiare dei quattro lati si apriva il passaggio e l’acqua scrosciava nel canabi maistu….

COCCI DI TUVUS ( O ANCHE CONGIUS) DE SU MOBIU DE SANTU BASIBI

 

Infine c’era quello di San Basilio in funzione fino agli anni trenta (contemporaneamente si scavavano i pozzi da parte del governo fascista: “sa picca”…) Per la festa si rimetteva in funzione, si rinnovava, se era il caso, la treccia di mirto, cambiavano is tuvus rotti  ( eppure si cominciavano a utilizzare i barattoli di conserva ).

SU MOBIU LATO OVEST DOPO LA PULIZIA

si ingrassavano gli ingranaggi e si utilizzava il più delle volte un asinello per movimentare la noria (qualche volta anche a braccio dei giovani)

 

LATO SUD

Per non consentire che l’acqua tornasse nel pozzo utilizzavano sa lattera dove l’acqua cadeva quando si rovesciava da is tuvus.

LATO NORD

Come si può osservare il vecchio mobiu era attorniato da enormi vasche che senz’altro non venivano utilizzate solo per l’abbeveraggio del bestiame.

Della sua origine non ci sono tracce scritte ma solo supposizioni e tradizione. “La presenza  di un pozzo e di alcune tracce di strutture murarie portano ad ipotizzare che l’area fosse frequentata in epoca bizantina.”

VASCA

INTERNO DEL POZZO

 

Già negli anni ottanta ci furono promesse di qualche amministratore comunale per il recupero del pozzo e delle strutture pertinenti e siamo ancora qui….

CARTELLO TURISTICO

Certo è che il complesso di S.Basilio non è completo senza che qualcosa di concreto  sia realizzato nella vecchia Noria. Quanto meno una pulizia del pozzo e una messa in sicurezza della costruzione, senza l’utilizzo di mezzi meccanici che l’ultima volta hanno prodotto qualche danno.

Altri termini relativi a su mobiu:

bindolo struttura in legno montata ad arte sulla estremità del pozzo;

sa pedra sola: tre monoliti che supportano l’impalcatura in legno;

su accibi: vasca di raccolta dell’acqua (anche orcibi);

is congius: contenitori attaccati alla treccia che portavano l’acqua in superficie;

is arrodeddus: una ruota orizzontale fatta girare dall’asino, una verticale azionata da quella orizzontale che azionava la ruota con gli orci e/o i contenitori che portavano l’acqua in superficie a mezzo della treccia di mirto;

sa pettia trotta: pertica storta a cui era attaccato l’asino che girando faceva girare la ruota;

sa ghia: la guida

noria: dispositivo tradizionale di legno per l’irrigazione dei campi;

is tuvus: recipienti delle norie con cui si raccoglieva l’acua dai pozzi.

 

 

 

 

 

 

 

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