Storie su antichi nubifragi

In riferimento al postL’ALLUVIONE DEL ’17 A DECIMOPUTZU ( Clik qui)

Cartina antecedente la bonifica.  Da notare il rio s’Ulmu che finisce nello stagno S’Arrixeddu. Il fiume Mannu, col suo percorso tortuoso, passa in su Ponti Becciu, allora era Su Ponti Nou, il Ponte Benetti, attuale Ponti Nou, non era ancora costruito. Osservare anche il percorso del Rio Malu di Villasor, che cambia in Riu Sesi quando percorre s’Isca ( cannetto ), Piscina Cumidesa ( ? ), Zippeddu ( Gippeddu, piccola Gippi ). A  Decimo, tra S. Greca e il vecchio Ponte Romano, confluivano altri tre fiumi, Rio Angiargia, rio Manno di San Sperate e anche
il piccolo Rio Concias, cambiando ancora nome in Babarena: ( congiuntusu a pari si funti tres arrius Cixerri,
Arriumannu e Babarena ), verso della canzone ” Su cicloni chi à devastau UTA, fendi vittimas umanas sa di
7 Ottobre 1929.

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Riu Sesi  e S'Arriu Mannu Immaginescansione0071

Dal libro Memorie della reale societa agraria ed economica di Cagliari del 1859 vol II

lo intendo parlarvi o Signori del riparo che le comuni unite di Villasor e Decimoputzu opposero nello scorso autunno alle acque del torrente chiamato Jtiu inalu e del canale di scolo dentro il quale intese conr temporaneamente ad imbrigliarle l industriosa popolazione ne di Decimomannu Ed acciocchè meglio nella saviezza vostra apprezziate l importanza di questa simultanea operazione stimo di farvi preliminarmente avvertiti di alcune circostanze di fatto Rue fiumi perenni e due rovinosi torrenti scorrono in direzioni diverse nei feraci territorj di Decimomannu innanzi di metter foce presso IJtta ed uniti scaricarsi nello stagno di Cagliari Nasce il primo nel campo denominato Vado del Vescovo alle radioi dei monti di Olla scorre presso Sismi yssana Monastir S Sperato e Decimomannu ha il secondo la sua sorgente nel Sarcidano traversa i terri forj d Isijj Nuragus Gestori Barumini Lasplassas e Villamar lascia alla sinistra Samassi passa sotto il ponte di Villasor e poscia sotto quello di Decimoman iui Pei due torrenti il primo scende dalle alture di 8 Sperato e Monastir e si unisce al fiume di S Greca pretto la chiesa di questo nome viene il secondo dalle colline di Nuraminis e da quelle del distrutto villaggio di Sogos prende in Villasor il nome di fìiu malu non so se in grazia delle rovine che cagiona o della salse dine delle sue acque chiamasi in Decimo con quello di Riu de sesi Cosjfatta abbondanza d acque scorrenti in direzioni diverse per una vasta pianura sarebbe altrove sorgente di ricchezze per molte popolazioni agricole e manifatturiere mentre per i tre comuni preaccennati al pari che por Villaspeciosa e per Utta è cagione funesta di danni incalcolabili Tanto la natura delle cose migliori si trasforma e si corrompe quando la ragione e la prudenza non ne regola uso e I applicazione r 1 due fiumi permanenti non rattenuti da alcun argine e quasi al livello dei circostanti terreni per il soverchio alzamento dell alveo rispettivo conseguenze necessarie dei dissodamenti abusivi delle colmate e dei guadi inconsiderati straripano ed allagano ad ogni menomo accrescimento nell ordinario volume delle acque defluenti ma naturalmente decrescono e si ritirano a misura che decresce la piena i due torrenti ed il Riu malu principalmente le di cui salse acque ristagnavano per mancanza assoluta di scolo prese ad allagare ed a corrompere i seminati di Villasor Decimoputzu e Decimomannu sin dall anno 1828 e per 1 estensione complessiva di circa 1200 giornate di terreno coltivato In quell anno un Francesco Mura feivaro a Villasor di proprio arbitrio ed ommesse le cautele prescritte dalla legge prese a cingere di fosso e siepe un suo terrena non più esteso d una giornata e mezza E siccome in fatto d abusi facilmente si progredisce costui non sola incorporò alla sua chiudenda il letto del torrente Riu malu precisamente nel sito appellato bau do Casteddu ma oppose alla futura pieqa delle acque tale argine che deviare le facesse dall antico ed usurpato alveo e le indirizzasse verso la regione di s Isca territorio di Villasor Disgraziatamente costui raggiunse lp scopo cui tendeva le acque del Riu malu presero la nuova direzione loro data e scorrendo libere e sbrigliate per quei bassi terreni non solo li allagarono per ogni dove ma inoltrandosi con forza ognor crescente nei collimiti ter ritorj di Decimoputzu e Decimomannu vi corrompevano le sementi e devastavano i fondi inferiormente situati Per poco che la comunale amministrazione di quel 1 anno e dei successivi fosse stata sollecita del generale interesse pguuti vede quanto jor sarebbe tornata facies il riparare a così grave danno ponendo Fieno all ingordigia d un solo Ma fosse effetto di quella da me sovra considerata indifferenza colla quale i consigli di comunità suolevano generalmente parlando trattare gì interessi dei loro am mmjstrati fosse conseguenza di quella diffidente disunione ui che gli antichi ed ora proscritti sistemi tenevano in ciascun villaggio l una rispetto all altra le autorità locali oppure di quella timidità che spesso trattiene le persone oneste e ben intenzionate dal prender l iniziativa selli affari riguardanti il comune interesse onde non venire tassati come piriti torbidi ed intranquilli certo è che per parecchi armi sperimentaronsi immensi danni e con riprovevole silenzio si sopportarono laddove il fer jaro Mora tranquillo nell usurpato possesso dell alveo del torrente intendeva constantemente a fortificare l argine opposto onde deviare le acque dall antico loro corso Se non che dove venne meno lo zelo e la sollecitudine del consiglio di Villasor ivi soccorse opportuna la buona intelligenza ed il miglior spirito delle amministrazioni comunali di Decimoputzu e di Becimomannu illuminate sulle cause del danno e su i veri loro interessi dal segretario notajo Giovanni Schirru nostro socio cqrrispqndeme cui mi è grato di concedere al cospetto vostro solleone testimonianza di lode per la instancabile sua operosità nel propagare presso i suoi conterranei i migliori metodi di coltivazione e per il vero amore del pubblico bene che lo distingue Sino dall anno 1830 cominciò egli a rappresentare ai due consigli dei quali era segretario dipendere le inondazioni ed i ristagni del torrente Jiiu malu dall abusiva chiudenda del ferraro Mura doversi ricorrere per farla rientrare nei giusti suoi limiti e con tal lasciar libero alle acque il corso per 1 alveo loro consueto doversi dalle due comuni con un operazione combinata e contemporanea aprire un canale di scolo punto di confine sino al fiume grande di Decimomannu augurarsi egli per il primo oggetto pronte e provvidenze dalla giustizia della regia delegazione chiudende per il secondo autorizzazioni dalla sollecitudine dell Intendenza Generale Cosifatte persuasioni furono disattese essendo le amministrazioni per lo più composte delle persone più ritrose a seguire gli altrui utili avvisi o meno sollecite per il ben pubblico ogniqualvolta si trovasse poco in collisione col privato loro interesse Ma siccome anche in mezzo agl idioti bannovi degli uomini dotati di naturale perspicacia e di volontà venne alla fine il tempo in cui a far dell amministrazione comunale di Decimoputzu fu chiamato taluno al quale noti mancò colla conoscenza bene la volontà di promuoverlo e quell influenza sull altrui spirito gli consentivano le sue ricchezze L ostinazione degli altri fu vinta nelli 2 marzo 1839 ricorre vasi onde circoscrivere dentro i giusti suoi limiti V abusiva chiudenda di Francesco Mura e dall autorità competente provvedevasi V esecuzione di tutti quelli atti pre paratorj che meglio potessero acchiarire il vero delle cose Fosse effetto di mera combinazione o di un preventivo concerto la perizia ebbe luogo in un appunto in cui per le dirotte pioggie autunnali c gonfio il torrente Riti mniu torbido e furioso scorreva per le pianure di Villasor e le inferiori tene alla gava di Deoimoputxu e Decimomannu costretto a prender quella via dall argine abusivamente eretto ne II amico alveo da Francesco Mura Invano costui fiancheggiato da qualche membro del consiglio di Villasor che seco aveva comune l sforzossi di travisare le cose L abuso da lui praticato l usurpazione dell alveo i danni che ne erano fatti troppo evidenti perchè potessero rimanere inavvertiti dai tre esperti La giustizia dei richiami fu riconosciuta e quindi comandavasi la demolizione della chiudenda ed aigine abusivamente formato da Francesco Mura e la restituzione dell antico alveo alle acque del Riu malu da farsi ogni cosa a spese comuni dei popolani di Villasor e Decimoputzu Ma se le comunità di Villasor e Decimoputzu riuscirono per tal mezzo a porre in salvo dalla soverchiarne piena delle acque le loro migliori proprietà non altrimenti se ne potevano estendere a quella di Decimomannu i vantaggiosi risultamenti ed assicurare a questa non meno che alle due altre la durata progressiva la quale anche per rispetto ad esse poteva andar soggetta a molte dubbietà salvochè a traverso del territorio di Decimomannu non venisse aperto alle acque uno sfogo libero sino al fiume grande Le circostanze mostravansi molto favorevoli perchè il consiglio di Decimomannu composto di parecchie persone e di contadini di rette intenzioni e non accecati dai vecchi pregiudizj e informato delle provvidenze emanate e delle operazioni comandate alle quali doveano concorrere i mezzi consociati delle altre due comuni facilmente si persuadesse che le fertili regioni de s Isca Pardu Terramahiì Pardixeddu e Cucajouis potevano facilmente mettersi in salvo dalle inondazioni delle acque del Riu malu chiamato da loro Riu de se sini ove si aprisse dal limite verso Decimoputzu sino al fiume grande un canale di scolo ed ove in questo Cavo si facessero mediante altra breve apertura entrare le acque dell altro torrente chiamato Riu angiargiu Se ne prese quindi il partito e per provvedere ai mezzi di esecuzione si pensò che accertata innanzi tutto la lunghezza ed ampiezza del cavo principale ed il quantitativo della somma necessaria per condurlo a compimento si dovesse poscia con periti agricoltori misurare 1 estensione territoriale soggetta alle inondazioni e per ciascun starello o giornata di terreno contribuissero i proprietarj rispettivi quel tanto che risulterebbe da un equa ripartizione Parecchi proprietarj non affatto privi di relative pratiche cognizioni acquistate nelle frequenti visite al podere modello dello stagno di Sanluri s incaricarono ditutti i lavori preparatovi La lunghezza del cavo principale risultò in metri 2835 la spesa in soldi 15 per trabucco di dodici palmi altrettanto largo e cinque palmi profondo 1 estensione del terreno che di redimere dagli allagamenti fu fissata dai in 273 giornate il perchè quotizza vasi per uno ciascuna giornata o starello anche colla vista 1 impiegare qualunque somma residuale in altre opere comune vantaggio E siccome conoscevasi opportuno il momento per tentare la demolizione delle colmate o nassargius abusivamente e da tempo molto discosto erette nei due fiumi dato avendone il primo lodevolissimo esempio 209 i signori proprietari residenti in questa capitale si domandarono per ambedue questi oggetti le provvidenze dal sig Intendente Generale il quale sollecitudine ed energia non mai abbastanza autorizzò somigliante impiego delle spontanee contribuzioni e comandò la forzata distruzione delle colmate ove non venissero volontariamente distrutte Frattanto sceglievasi tra le migliori persone del paese una deputazione per la riscossione impiego e rendiconto delle somme rispettivamente contribuite e tutti buoni concorsero con mirabile zelo a quest opera d interesse generale Non mancarono gli oppositori anzi cercarono di travisare il vero spirito delle cose e d imporne alla moltitudine con sinistri presagi Ma la contradizione di questi nemici del pubblico bene fu facilmente soffocata dal consenso unanime e dalla perseverante volontà dei migliori dei più ricchi e dei più illuminati L opera fu intrapresa con calore continuata con intelligenza e condotta a termine con lodevole costanza nel fare il bene Il cavo principale per metri 2835 in linea retta dal limite di Cucajonis verso Deci moputzu e con un declivio di quindici palmi circa presta alle acque salse del Riu mulu ampio letto e facile corso sino al fiume grande nel quale si scaricano nel sito appellato bau de eguas A malgrado delle frequenti e straordinarie piene gli argini rimasero di due palmi superiori al livello delle acque correnti Al nostro socio notaro Giovanni Schirru si deve il merito esclusivo d avere immaginato proposto incoraggiato e condotto a termine opera cotanto proficua a malgrado di tante difficoltà e senza il menomo soccorso di persona dell arte e concorde è il desiderio della 210 popolazione di Decimomannu perchè nella state prossima si ponga mano ad aprire l altro canale secondario che accoglier deve le acque del torrente Riu angiargiu perciocchè il fatlo ha sino all evidenza dimostrato a ciascuno che mentre le acque sbrigliate di quest ultimo torrente allagarono anche ne V anno presente le terre circostanti e vi corruppero le sementi i terreni un tempo inondati dalle acque del Riu malu contengono i seminati più prosperi e più rigoliosi Che se appoggiati all esperienza degli anni precedenti possiamo in parecchie migliaia di lire sarde fissare il danno sofferto dai proprietarj di Decimomannu per le inondazioni di cotali acque ella è pure una gran soddisfazione per quanti cooperarono alla proficua intrapresa ii credere che i cereali nel passato autunno seminati in piei terreni medesimi presentano le migliori apparenze d un assai ubertoso raccolto Ed ore anche i popolatori di Decimomannu facendo astrazione del privato loro interesse volessero considerare che il cavo da loro aperto assicura un vantaggio progressivo alle vicine comuni di Decimoputzu e Villasor eguale ne trarranno argomento di compiacenza e di gaudio nè lieve motivo ne avremo noi o Signori per meglio sperare dell avvenire se cessate le antiche gare tra villaggio e villaggio aventi origine e fomite nella diversità delle Signorie vedremo diffondersi e generalizzarsi quel sentimento di mutua benevolenza che legar deve gli abitatori d una terra medesima Nè qui siavi chi mi dia carico d aver tolto ad argomento del mio ragionare un operazione intrapresa e condotta senza il soccorso di persone perite nella difficile scienza idraulica o chi voglia rimproverarmi la poca importanza della cosa di che io ho preso ad intrattenere la cortese attenzione vostra Perciocchè rispetto al primo io lascio che il fatto medesimo ed il felice risultamento giustifichino la per avventura soverchia confidenza del proprio valore E per quello che all importanza dell assunto si appartiene Voi ben sapete o Accademici com io siami di coloro che pensano non potere la Società nostra meglio raggiungere lo scopo del suo instituto se non se parlando il linguaggio dei fatti a fronte dei quali uopo è che ceda l ostinazione e taccia il pregiudizio Ed il possente linguaggio dei fatti cred io d aver parlalo chiamando l alta considerazione vostra intorno al riparo dalle comuni associate di Villasor e Decimoputzu opposto alle acque del Riu malu edalla contemporanea apertura del cavo di Decimomannu perciocchè in cosi fatta coincidenza d operazioni di buon accordo promosse e portate a compimento io veggo non poche cose degne dell attenzione d ogni cittadino amunte del suo paese Ed innanzi tutto io ne traggo la certezza che da Villasor sino allo shocco del canale tutti i terreni sono coltivati in contiguità dell uno coll altro e non già saltuariamente e ad intervalli sicchè la comunicazione dello scolo dato alle acque dalle tre comuni unite importa V idea di quella tacita società d agraria coltiva zione che il più grand economista del secolo fissava come base della territoriale prosperità Sia poi che consideri in complesso od isolatamente il fatto di ciascuna delle comuni o di quella di Decimomannu principalmente a me pare di scorgervi il primo passo verso quello spirito d associazione e di unione di diverse forze in un solo fine spirito pur troppo sconosciuto nosciuto fra noi ed operatore fra gli esteri di meravigliose intraprese Che se in fine vi piacerà di por mente a che il primo concepimento la direzione e l esecuzione dell opera si deve più che ad altro alla perseverante costanza Del buon proposito per oti anni e contro tante difficoltà tenuto da un vostro socio corrispondente spero che meco converrete che io non siami male apposto Concios siachè in lode del corpo cui appartengono volgonsi pure le lodevoli imprese dei membri e debito è di giustizia 1 attribuire a ciascheduno il merito che gli si aspetta Nè pr rmi alieno dall Instituto nostro o Signori il dare alle intraprese associate delle tre comuni di Villasor Decimoputzu e Decimomannu la maggiore pubblicità che per noi si possa se pur ne sta in cuore di diffondere l idea dei vantaggi dello spirito d associazione o di far sì che l esempio del notajo Giovanni Schirru del consiglio comunale e dei possidenti di Decimomannu abbia nelF isola nostra imitatori e seguaci

In basso alla fine il testo, della ” Canzone Sarda” : ” A is ottu de mengianu” cantata Puxeddu Fracesco di Samassi.
Altra canzione è stata scritta da Sebastiono Piras, mentre invece sotto riportimammo su cantu de Luigi Fanni. p.s. cliccare i  PDF.

Canzoni campidanesi cantu 13

Canzoni Campidanesa Canzoni Dialettali Campidanesa – 1° parte          Po su cicloni chi à devastau  U T A   2° parte                                                                                                                                                                                                   Canzone Dialettalecanzoni dialetali Campidanesa

 @@http://storia.camera.it/regno/lavori/leg21/sed312.pdf.

BREVI NOTE SULLA INONDAZIONE DEL 17 NOVEMBRE 1898
SUI PAESI DI DECIMOPUTZU – VILLASPECIOSA – UTA


A Decimoputzu, Villaspeciosa, Uta, ogni anno il 17 novembre
si usa fare una festa di ringraziamento:’ a Decimoputzu in
onore della Vergine delle Grazie, a Villaspeciosa in onore della
Vergine del Rosario e a Uta in onore di Santa Giusta, per ricordare
lo scampato pericolo incorso da quelle popolazioni in occasione
della gravissima inondazione del 17 novembre 1898.
Ecco alcuni particolari raccontatimi dal sig. Carlino
Corona (classe 1869, nel 1898 aveva 29 anni) a riguardo di Decimoputzu.
L’alba non si era ancora affacciata sull’orizzone e già
i contadini a gruppi, o soli, si avviavano ai lavori dei campi.
E’ il tempo dell’aratura e della semina, della raccolta
delle olive.
L’atmosfera chiazzata di strisce impressionanti e le nuvole
d’un colore sinistro e minaccioso, lasciavano intravedere,
ai primi albori, qualche cosa di grave e di straordinario.
La pioggia incomincia a venir giù lenta, insistente, monotona
e grave!
Un nugolo sempre più nero, sempre più denso, ricopre ormai
tutto quanto il cielo. E la pioggia si fa più fitta, più abbondante.
I fiumi ed l ruscelli ingrossano come per incanto, le
grondaie sono un continuo scrosciare d’acqua, mentre l’acqua dilaga
per le strade e per le piazze!
Nella compagna si vive di preoccupazioni; nel paese la
situazione diventa di ora in ora sempre più grave.
Tutti si affrettano a mettere al sicuro mobili, masserizie,
generi alimentari.
Gli uomini tornano dalla campagna.
Carlino Corona ed una trentina di persona di ogni sesso
e di ogni età si rifugiano nella Chiesa campestre di San Basilio.
Diversi lavoravano a sa “Urredda”. Gli uomini di Salvatore
Collu si rifugiarono a Vallermosa.

Il Riu Matta è in piena. Alcuni – anche il Corona – osarono
passarlo a guado e riescono più tardi a giungere in paese;
molti altri restano al sicuro nella Chiesa del Santo.
Decimoputzu è ormai circondato dalle acque.
strade sono diventate piccoli ruscelli gonfi d’acqua;
provvisi di acqua salgono dal sottosuolo, sgorgano da
impiantiti, di traverso ai muri.
Il Riu S’Umu, ad est del paese, è gonfio; le acque sorpassano
l’argine ed il ponte e la strada che porta verso Villasor
Tutte le
getti imbotto gli
Le onde si accavallano impetuose e rigurgitano abbondantemente
riversandosi verso l’abitato.
Le acque piovane affluiscono da ogni parte. Ogni strada
è un ruscello; le acque confluenti cercano di incontrarsi vorticosamente
in ogni cortile, in ogni spiazzo dell’abitato.
Verso le lO è un rovescio continuo di pioggia.
Si vedono lungo le strade navigare masser izie, tronchi
d’alberi, ogni sorta di mobili e di oggetti.’
La gente corre allarmata per ogni dove. Si cerca da tutti
un riparo, un punto elevato che offra una maggiore garanzia di
salvezza.
La casa del Sindaco, Giuseppe Collu, -del signor Mocci
Salvatore, di Ena Pietrino sono invase da gente che piange, si
urta e si accalca. Quelle case sono diventate autentici magazzini
di viveri di generi alimentari, di derrate di ogni genere, di mobili
e di indumenti.
Il vero Sindaco era il nobile Cav. Carlo Salaris che
stava a Villasor.
S i temono delle sciagure immani, crolli spaventos i di
case: eppure nessuna disgrazia ancora è accaduta e solo una è
crollata: quella del signor Carlino Corona. Il carro dei buoi fu
trovato qualche giorno dopo impigliato in una siepe più giù de+la
.~.Caladroxa .
La giornata volgeva al termine e più cupa e piena di in-
_’,cognite si prevedeva la lunghissima notte.
Fu allora che un grido solo, un solo invito si fece sen-
. tire in ogni casa e in ogni cuore: andiamo in Chiesa, salviamoci
in Parrocchia.

E cosi la casa di Dio, dove diverse persone si erano già
rifugiate in preghiera, divenne un rifugio improvvisato per tutti.
Per tutti quelli che potevano starci.
,La piccola Chiesa fu subito gremita sino all’inverosimile.
E donne che piangevano, altri che pregavano, tutti pieni di
timore aspettavano ansiosamente che la lunga notte passasse e che
‘qualche buona notizia si venisse a conoscere.
Dal campanile si lanciavano segni con tizzoni ardenti ed
altri ancora arrivavano; altri uscivano riguardando un poco da
per tutto per rendersi conto della situazione sempre più grave.
Ore di incubo e di spaventol
Finalmente verso le 23,30 una buonissima notizia.
Il Riu S’Umu ha rotto gli argini, ha divelto lo stradoncino
che porta verso Villasor e le acque, già salite sempre più
minacciose verso il centro dell’abitato, defluiscono come per incanto,
vorticosamente verso la campagna e verso il mare.
Da Decimoputzu a Villaspeciosa, a Uta, a Decimomannu è
tutto uno stagno, tutta una fiumana immensa.
Il ponte delle ferrovie di Decimomannu crolla e crolla
anche il ponte della Scafa.
Ed è in quegli anni che S.Efisio, per poter compiere il
suo annuale pellegrinaggio a Nora, doveva passare ad Assemini,
Capoterra, ecc.
Per quindici giorni le acque stagnanti dominano nei
pressi di Decimoputzu.
Per qualche giorno si è tagliati da tutti gli altri centri
abitati.
E barcaioli avventurosi, inviati dal Prefetto di Cagliari,
portano i primi soccorsi: coperte, pane, indumenti.
Un mar inaro ebbe a dire che tutte que st.e acque mancavano
dal mare da oltre tre annil
Anche i carab ì nierL di Decimomannu vengono coraggiosamente,
passando a nuovo sui loro cavalli, a portare i loro aiuti
e a prendere visione diretta delle più urgenti necessità.
Nella notte 17-18 novembre nacque felicemente una bambina:
Ena Carolina d~ Saturnino, moglie dell’attuale agente daziario,
signor Umberto Corona, figlio del signor Carlino, che mi ha
fornito questi particolari.

Il Parroco di allora si chiamava Don Enrico Dathene, che
fu l’anima e l’animatore di ogni assistenza in quei tristissimi e
penosissimi giorni.
Fu un castigo od un beneficio? Fu l’uno e l’altro!
Sebastiano Piras, il famoso cantostorie di Siliqua e
agilissimo improvvisatore, compose una canzone sarda in ottave
campidanesi per ricordare la grande inondazione avvenuta su San
Sperate il 20 ottobre del 1892.
Dopo aver parlato dello spaventoso uragano riversatosi
su quella povera popolazione causando un’ottantina di morti e il
crollo di moltissime case, cosÌ prosegue:
“Solu chi ddu neri fait passioni
cust’ira mandada de su Soberanu!
Po crup’e non crei in sa Religioni
nci suffreus tottus pro crup’e s’invanu.
Pensa o cristianu e ita t’as’a crei?
ca tenis un Rei, su Spirituali
chi dogna mali ti fait pagai!
E fu anche una benedizione perchè di generazione in generazione
il popolo devoto di Decimoputzu ricorda quest’ avvenimento
e ne attribuisce giustamente la salvezza a Colei che si
chiama ed è la Madree Signora di tutte le grazie, la dolcissima
patrona nostra. E si rinnova nella fede e nell’amore alla celeste
Madre.
Ed un altro beneficio io vedo in questa inondazione.
Tutti i terreni allagati dalle acque limacciose sono ora
fertilissimi campi, ubertosi carciofai che portano ricchezze e
benessere a tutto il popolo.
Nel 1912 il signor Ena Mameli Efisio regalò alla Parrocchia
una bellissima statua della Vergine delle Grazie, simulacro
dell’artistica Ditta Rosa e Zanazio di Roma, che si porta oggi in
processione.
Nel 1946 il Rev.mo Parroco di Decimoputzu, il Sac. Don
Tarcisio Sirigu che con ardimento veramente apostolico era riuscito,
col concorso generoso del popolo, a restaurare e decorare
la Parrocchia, volle che il pittore Giuseppe Carcangiu (l) dipingesse
sul frontespizio della navata centrale il fatidico avvenimento.

Gli antichi dipinti

 

I dipinti di Carcangiu nella Chiesa San Leonardo a Serramanna

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inondauta

CANZONI  SARDA DE PUSCEDDU FRANCESCO

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@Alluvioni sucédia in Samassi su 17 de Novembri(1)

Sa cruxi mi fatzu cun dolori e prantu
E is ogus a Celu fortzosu artziai
Su Babbu su Fillu e su Spíridu Santu
I Amen a Gesus a Deus apu a nai
Vírgini Maria, istendisí su mantu
Po custa disgràtzia de dha riparai
Cun su coru pràngiu, cun sa língua cantu
Cantadas de dolu e de agonizai.

2

Cantadas de dolu po chi m’assugeti
Su norantiotu milli otuxentus
Su mes’e novembri sa dí dexasseti
Femu acant’e morri sentz’e Sacramentus
At a èssi po sorti chi dèu ci penetri
Cumenti fit s’ària in commovimentus
In pagus momentus s’ària donu* mira *?
Si movit cun ira sa trumba marítima
E Samassi po vítima at dépiu intimai.

3

Samassi po vítima posta in d-unu serru
In otu de a mengianu s’ora dha declari
Parit chi Gesús iscadenit s’inferru
E invec’e su Celu ci fessit su mari
Po bi tot’is omis in d-unu disterru
Àcua cun fogu ira totu impari
Solu e singulari fit su dannu nostu
In su própiu postu de is cundannaus
E a prangi is pecaus s’at fatu provai.

4

A prangi is pecaus po cuíndixi oras
Soberanu Deus, Babbu Onnipotenti
De sa bidha nosta ita si nd’imploras?
Di aici esclamat sa pòbera genti
Totu fit u’mari cúcurus e coras
Sperantza de bivi no nc’iat nienti
E infatu sighenti músicas e sonus
Cun lampus e tronus sa terra tremiat
E sa genti prangiat cun prus lagrimai.

5

Sa genti prangiat lagrimai prusu
Chi a dogna modu fiat disprexeri
Prangiat sa mamma po is fillus susu
Circat su maridu e prangit sa mulleri
Cun làntias allutas preghendi a Gesusu
Po èssiri unu Babbu veru de poderi
Serbidori o meri fessit fradi o sorri
Disígiant a morri cu is armas de Deus
E custu dhu depeus dogna dí pentzai.

6

Custu dhu depeus pentzai in totu logus
Sa terra e su mari in confusioni
Dèu puru apu prantu lagrimendi is ogus
Cun àterus tres in d-un’arrengoni
De sànguni agitau afrigius e grogus
Rinnovendu s’atu de cuntritzioni
Cun d-u’ carretoni si nd’anti passau
Si dh’essit pagau su Deus Immentzu
E mellus acumpentzu non potzu donai.

7

Mellus acumpentzu chi dhi meritada
Vírgini Maria Mamma de cleméntzia
Cust’ira no dh’eus ancora moderada
A is úndixi e mesu pagu diferéntzia
S’àcua de frúmini s’est bista iscassada
E currend’in bidha cun prus violéntzia
E cun riveréntzia sa campana sonat
Sa genti ci donat ei s’arretírada
E a Crésia camminat po podi allogiai.

8

A Crésia camminant po dhus arriciri
E disisperaus sentza de cunfortu
Cun d-unu pillonchedhu solu de bistiri
Custu fiat princípiu de unu terremotu
Casi a unu puntu de si distruiri
Lassau anti trigu farra e pani cotu
Lassau ant totu fintza bistimenta
Bidha discuntenta cun custu fragellu
Santus de su Celu fortzosu a pregai.

9

Santus de su Celu e prima su Patronu
S’abbogau nostu chi est Geminianu
Babbu non lasseis fillu in abbandonu
De aici esclamat dogna Cristianu
Tzerriendi a Deus de cudh’altu Tronu
Po chi si distendat sa dereta manu
Po cust’uraganu cicloni o disastru
E dogna pilastru de muru arruendu
Mi mostru vantendu e sigu a lagrimai.

10

Mi mostru prangendu e su prantu est corali
Poita dha creu cosa necessària.
Unda chei custa non c’est s’eguali
Tres metrus de àcua in bidha de altària
Su própriu cumentzu de s’Universali
E duamilla metrus su frumi de amprària
S’est firmada s’ària a is úndixi ’e noti
Disgratziada sorti bidha ispasimanti
Su dannu est bastanti de non suportai.

11

Su dannu est bastanti e mannas sunt is penas
Trexentus famíglias, antzi sorpassaus
Chi sa noti eus fatu in domus allenas
E parti in is Crésias si funt allogiaus
Cantendi Rosàrius e fendu novenas
Sa dí dexiotu prus ispaventaus
Biendu suterraus arcus e portalis
E genti e animalis in mesu ’e cuss’unda
E sa pena est profunda de no dolorai.

12

Sa pena est profunda in dogna punta
Su Síndigu nostu dhu contzolit Deus
Cun dus segretàrius pigau at sa sunta
Improvisamenti Crésia oberreus
Finas Sacerdotus fiant in sa Giunta
Narendo, Signori, in manu bostas seus!
Prosit nareus a su Vicepàrrucu
Pigau est s’incàrricu cun is mannus de Sótziu
E cantu prus at pótziu po dhus soddisfai.

13

De dhu soddisfai, bidha isconsolada
Giusepi Casula pòburu mischinu
Cun Luisa Piras, mulleri isposada,
Si salvant asuba de unu mulinu
Cun s’àcua a chintzu ita noti passada!
Cun dus pipiedhus istrintus a su sinu
Fit destinu, símili ispetàculu
Fit unu miràculu, nisciunus est mortu
E Deus podit totu ferri e sanai.

14

Deus podit totu ca est Babbu Divinu
Po is omis de sartu sa pena est prus manna
Ndi contat ispantu Murtas Agostinu
Circondau de frumi Francischedhu Sanna
Cun tronus e lampus, àcua de continu
Sa persona isciusta tremendu che canna
Sa Divina Mamma nd’iat tentu contu
Su babbu de prontu circhendi su fillu
Cun coru sintzillu po dhu ristorai.

15
Cun coru sintzillu e a pius isciortus
Circhendi in bidha dannus e imbaratzus
A salvai genti si ghètanta totus
Volintariosus fiant is biatzus
E is caritativus dhus ant arregortus
A babbus e mammas cun fillus in bratzus
Po salvai palatzus benit marineris
E Carabbineris sentza de tudugu
E s’àcua a tzugu genti a ndi salvai.

16

Àcua a su tzugu po donai agiudus
Custa caridadi no dha pagat òru
Ballit prus sa vida chi no milli iscudus
Bissentica Piras úmili de coru
Cun Antonicu Busu donu saludus
Donant animalis e omis insoru
Dèu dhus onoru impari cun is àturus
Salvau ant is màturus e indoloridas
E fintzas afrigidas sentz’e incresiai.

17
Fintzas afrigidas pagu trancuillas
Samassi chi prangit no est totu debbadas
Torraus sentz’e domu centu e dexi famíllias
E centu cincuanta funti dannegiadas
Arricu aundi tenis is bellas mobbílias
Chi tenisti in domu bèni collocadas?
Custas bastonadas no est totu scialla
Tirau nci at palla prus de milli cerdas
E tirau nci at perdas cosa de grisai.

18

Tirau nci at perdas in fundamentu postas
Tirau nci at giardinus e dogna pianta
Dèu immoi fatzu símili propostas
S’intèndiri is pòburus cumenti esclamanta
“Ita nd’eus fatu de is domus nostas!”
E aundi est su letu aundi riposanta?
Mancu s’iscerant is domus de chi fíanta
No si conoscíanta, totu fit distrutu
E prangit a sungurtu po podi isfogai.

19

Prangendu a sungurtu cun coru dolenti
Totu is contzilleris funt impegnaus
E telegrafau anti prontamenti
Beniu est su Prefetu cun Impiegaus
Beniu est su Pretori cun d-unu Tenenti
Arribbaus funti cincuanta sordaus
Pu èssi iscarraxaus ogetus servíbbilis
Cosas impossíbbilis, mancu nd’arremonu
E candu ndi arrexonu mi fait lagrimai.

20

Làgrimu de coru e no mi cautellu
Bidha de su fàmini biu ca t’ispantas
Dua milla francus s’Illustri Merellu
Su guvernu mandat pani e tanti mantas
Medas anti pérdiu carru e asinellu
Custas si nanta limúsinas santas
Funt is mellus prantas chi s’ànima mudant
Su pòburu agiudant is bravas personas
E tèngiant coronas in Celu a gosai.

21

Tèngiant coronas in manu dereta
Monsignor Garau persona prus dota
Mandat centu francus, caridadi ischeta
Sa bidha ’e Samassi dha tenit connota
E cincuanta francus Aurélia sa neta
Limúsina mandat Giuannicu Grota
A genti iscunforta donau at allógiu
Po èssi de apógiu a is prus istancus
Bintixincu francus mandat in dinai.

22

Bintixincu francus custu est su ch’istóriu
Uda che Samassi sciu ch’est lastimosa
De capi sa genti non c’est territóriu
Dannigiada meda est Bidhaspeciosa
Bèni dhi naraus “Mundu transitóriu”
E Deximebutzu meda lagrimosa
Disgràtzia penosa Castedhu mi contis
Totu is seti pontis chi fiant in Sa Scafa
Deus at fatu trassa de dhus ispacai.

23
Deus at fatu trassa in su fàbbricu forti
Nomenada s’unda de Santu Sparau
Ma custu disàriu fiat dí e noti
Bidhesorris puru esti dannegiau
Un’ómini in su sartu tentu nd’at sa morti
Assumancu Deus dh’at a èssi salvau
Po ai pregau Santu Protetori
Po chi cust’errori si nd’allontanéssidi
E Santa Vida féssidi po dh’arriparai.

24

Santa Vida Màrtiri po chi si consòlidi
Serramanna puru “cumenti istadeis?”
Sciu ca narais “cumenti Deus bòlidi!”
A santu Leunardu invocaus si seis
E Santu Sisinni gei s’arregòlidi
Famíglias distrutas séixi ndi teneis
Ma no s’ispanteis, de coru s’imprassi
Benei a Samassi cun bella manera
Si ndi fait pena de dha castiai.

25

Si ndi fait pena, ispantosu est su dannu
Màuru Cadoni meda isconsolau
Cun Luxia Fanaris pregant cun afannu
Sescentus mois de trigu impastau
E unu magasinu fatu mancu un’annu
Dexi milla francus fiat calculau
Totu isderrocau custu cretantidhu
Nassisu Cabiddu símili castigu
Perdiat su trigu e sa fà de arai.

26

Pérdiu at su trigu domus e ogetus
O Eternu Deus, Supremu e Severu
Nosu profanau eus is pretzetus!
De Tomasu Urracci su dannu est interu
Cun Giuanni Lecis totus e dus fertus
Po Luisicu Cossu totu est disisperu
Custu est diaderu iscurtint is personis
Tirau nci at cuponis fin’a Serramanna
Custa est sa cundanna po s’iscicutai!

27

Custa est sa cundanna Deus dhu scidi
De is dannegiaus nai ndi bolia
C’est Diegu Boi cun Setzu Davidi
Bissenta Puxedhu e Amadu Caria
E Basibi Sanna cumenti si bidi
Caterina Crabas pòber’afligia
Prus in agonia Cicitedhu Murtas
Is domus arrutas torradas a terra
E Francischedhu Serra cumenti at a fai.

28

Francischedhu Serra, prega Su Messias
C’est Cicitu Ennas e Antiogu Porceddu
Difendenti Liggi, Rafieli Corrias
E Fideli Melis andat a bancedhu
Cíciu Serra puru, mulleri e pipius
Custu est bixinau “Gúturu ’e Sciredhu
Iscurtant a Puxedhu ita narat sa buca
Inc’est Melis Luca e Melis Carolina
Notzenti, meschina, chi dh’at allogiai.

29

Notzenti, meschina, genti pagu arrica
Po Boicu Cusini meda est su timori
C’est Nàssiu Manca e Serra Ludovica
Bonaventura Spanu e Sanna Sarbadori
Marianna Garau, pipiedha pitica
E Antiogu Sanna sentendu s’arrori
De su Redentori custus funt avisus
Dus Sannas Narcisus cun Cíciu Buassa
E is domus in trassa trigant a torrai.

30

Trigant a torrai a biri palàtziu
Diegu Cabidhu e Saba Fidericu
Antonicu Lecca e Murtas Ignàtziu
Po Giuanni Portas su giustu m’ispricu
Po Pàulu Murru a Deus arringràtziu
Po Gianni Molinellu no est dannu piticu
Su giustu pubblicu po Grecu Arremundu
Su dannu est profundu e meda dolorosu
Palmériu Mancosu cun mamma at a nai.

31

Palmériu Mancosu aundi t’arretiras?
Bidha ses torrada in istadu ’e poberesa
Doménicu Decori cun Bissenta Piras
Ant a tenni in domu dus sodhu de ispesa!
Calculau est in bintimila liras
Candu de Samassi fiat sa bellesa
O Santa Teresa, isposa de Gesusu
Pentzenci de prusu po Sarbadoricu
E prus no m’ispricu po no m’istentai.

32

Prusu no m’ispricu, ca sa menti est trista
Franciscu Mancosu tenit sentimentu
Cun Pepi Caboni ótimu organista
Nd’arruint is domus de su fundamentu
“Is postus” non tenit cudha bella vista
A cincu osterias in dirocamentu
De su Firmamentu su dannu improvisu
Carroga Narcisu e Carroga Pascuali
E su dannu est fatali de no ndi curai.

33

Su dannu est fatali prangis e assungutas
Prangi cun dolori Mancosu Angelina
Tres istaris de domu ndi dhi funt arrutas
E aundi est bivendu funt in arrovina
E Giusepi Zucca cun is domus distrutas
Cun d-una famíglia ch’est circonvicina
Sa bona Dotrina chi at lassau Deus
Tocat chi lasseus su vili interessu
Ch’est unu processu malu a isculai.

34

Est unu processu, chi a Deus isfamas!
C’est Enricu Concu, Garau Rafieli
E Onóriu Manca e Agostinu Pramas
Éfisi Pisanu e Còngia Danieli
Luisicu Podda in su coru bramas!
Arremundu Setzu; pòburu fideli
Tochit chi apelli po Giusepi Múrgia
Pustis arrecúrgia po Onnis Franciscu
Chi est in s’arriscu de non si crocai.

35

Chi est in s’arriscu e mannu est su dolori
A Luisu Setzu nòminu ainnantis
Domus e giardinu de Muntziniori
Luisica Pitau, malis penetrantis,
Arrutu solàriu e pérdiu at su lori
No ndi nau prusu, discúsinti tantis
Chi is navigantis, cun is bastimentus
In mesu de is bentus, mari burrascosu
Narendu adiosu prima de annegai.

Acabbada dh’eus custa trista istória
E de medas orvidus pregu a m’iscusai
Dhi nareus, custa est vida transitória!
Chi Deus istat pagu a s’iscuncordai
De is benefatoris fatzeus memória
de bonu ladroni in puntu ’e spirai
Iat nau Magistu cun boxi notória
Donamí sa Gràtzia de mi perdonai
Domandeus a Deus cudha Eterna Glória
Po podi cun Cristu in su Celu gosai.

FINE

12 Gennaio 1899.
Autore Francesco Puxeddu – Samassi

Nato 1851 – + – 1926.

inon inonda inondazionii

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