Storia blu

Come tanti sanno  (il Taramelli  ne parla in una pubblicazione del 1915 e un altra del 1921, Pietrina ne ha ampiamente scritto nella sua tesi) a Mont’e Idda nel 1914 da due pastori desulesi fu rintracciato un ripostiglio contenente un vaso  pieno di impugnature di spade, frammenti di lame, pugnali,  accette ecc. ecc.  materiale che se non sbaglio sta al Museo di Cagliari. Nella sommità del colle c’è una celletta che non si sa se adibita a officina o dimora delle famiglie che si dedicavano al lavoro di fusione (visitata dai tombaroli nel 2007…. anche lì……). Il sito poco studiato a mio parere nasconde ancora molto: per esempio nessuno parla dei due o tre terrazzamenti  degradanti chiusi con una superba muraglia esterna. Il tutto  quasi completamente coperto da lentischi e oleastri. Sulla sommità dei muri della celletta negli anni ’50 fu eretta un’edicola con una Madonnina che fu abbattuta da qualche sconsiderato. Il vaso contenente quanto ho enumerato nelle prime righe invece fu rinvenuto in una cella- ripostiglio sotto la vetta del colle,  vicino ad una roccia chiamata dai putzesi “sa Rocca de su Para” :  su una base granitica piatta era stata collocata una roccia tipo menhir che somigliava ad un frate, alto circa tre metri che si poteva notare da lontano. Se si considera che proprio alla base di Mont’e Idda c’ è anche un’altra roccia che i pastori chiamano “sa rocca de su bandiu” figuratevi le congetture che facevamo noi ragazzi su questa collina…   La storia finisce che qualcuno per cancellare le tracce dei rinvenimenti con chissà quali arnesi è riuscito a scaraventare su Para  sotto  spezzandola in chissà quante parti….Il tempo e la vegetazione ha provveduto a coprire quasi interamente la base dove poggiava su Para rendendo difficile anche l’individuazione. Materia per Indiana Jones…

 

Tags:

Informazioni su giancollu