settimana santa

A Decimoputzu la memoria storica si conserva in rituali antichissimi

Il testo in limba che viene cantato durante la Via Crucis potrebbe risalire dai primi dell’800. Parlano due cantori appassionati e stimati.

Silvia Piras

GESUS: Giai chi atturat ordinau po divina Provvidenzia; mamma, donaimì licenzia ca bandu a morri inclavau.

MARIA: Si a mancu no podis fai. Fillu, decantus domandas; deu  bandu si tui bandas: cun tui m’hant’a inclavai.

 

Inizia così, col dialogo tra Gesù e la madre prima della passione "Sa Via Crucis. Cumenti si cantat a Deximeputzu",  rito antico e preziosiamente custodito dagli abitanti del paese fin dai tempi antichi.

Le testimonianze orali farebbero risalire il testo in limba già alla seconda metà del 1800, ma non è da escludere che i putzesi cantassero la passione del nostro signore nel loro dialetto originale già negli anni della dominazione spagnola quando iniziarono ad essere tramandati i principali riti legati alla settimana santa.

non si e mai scoperta l’identità del compositore, si pensa ad un chierico dotto vista la commistione tra conoscenza e dottrina cattolica e indubbia passione per la poesia.

Ogni anno, il venerdì santo prima della Pasqua, gli abitanti del paese si ritrovano in un clima di silenzio e devozione commoventi, a meditare per le vie del centro il mistero della morte di Gesù, accompagnati dalla voce dei due solisti principali che intonano le strofe impersonando col canto le parti di Gesù e Maria, seguiti poi dal coro generale dei fedeli. Il rito si conclude con la recita de  Is goccius de Nostra Signora de is Setti Doloris.

Diversi son stati i cantori avvicendatisi; inizialmente, fino agli anni ’50 del secolo scorso, sia la parte maschile che quella femminile venivano intonate da parte di un uomo. Dal 1968 ad oggi invece, è interpretata da Raffaele Collu; un anno dopo Mariolina Ena inizierà a dar voce ad una Maria ricca di umanità e partecipe del mistero e del dolore umano.

Perchè nel 2009 la Via Crucis è ancora così  praticata e vissuta?

Anticamente la via Crucis in limba si recitava il sabato mattina perchè il venerdì si rispettava il lutto e ognuno rifletteva personalmente. Poi col tempo alcune cose sono cambiate ma il testo iniziale è sempre stato rispettato. Pensiamo che il segreto della via Crucis sia nella forte memoria storica (nella volontà di tramandare le tradizioni), sia nell’intensa spiritualità legata al rito. Non si tratta solo di un avvenimento folckloristico ma di una meditazione profonda che arricchisce spiritualmente.

Signor Collu, a proposito di quanto ha appena detto, qual è il passo del testo cantato che maggiormente la colpisce?

Sicuramente le ultime stazioni son le più toccanti. Però c’è un passo che più di altri ogni volta mi tocca profondamente: "pensa, o miseru mortali, e fissa in su pensamentu: si has’a morri beni o mali non ses seguru e nè certu". Penso che sia il succo di tutto: la vanità umana messa di fronte a Dio; solo lui alla fine sa cosa ne sarà di noi.

"Adorma seu de tanti doloris in logu de arrandas e de floris". Ci troviamo di fronte alla rappresentazione dei una Maria  poco misticheggiante e molto umana, vero signorina Ena?

Decisamente si. Nella tredicesima stazione si canta il lamento funebre di Maria, intanto come un attitudu. Si tratta, nella tradizione, di una nenia, una sorta di ninna nanna che veniva cantata dalla donna al defunto per richiamare la sua attenzione sul suo dolore ed esorcizzando le lodi del morto. La Madonna viene dipinta quindi come una donna molto umana, sofferente e molto vicina a noi.

Domanda scontata ma dovuta: dopo 40 anni vi capita ancora di commuovervi intonando le strofe delle quattordici stazioni?

L’emozione c’è sempre come la prima volta. Ricordo una donna – dice Mariolina Ena – che si affacciava sulla soglia di casa sua per sentire il canto funebre della Madonna; più volte, mentre cantavo, mi son commossa perchè percepivo il suo immedesimarsi.

Informazioni su piriccu