SAN GIORGIO, UN MONUMENTO SACRO A DECIMOPUTZU

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UN  MONUMENTO  SACRO  A  DECIMOPUTZU

Entro l’abitato, dietro la chiesa parrocchiale nella parte più alta, si nota la piccola chiesa di San Giorgio, il cui culto fu introdotto in Sardegna in epoca bizantina. L’edificio, che è stato recentemente restaurato, risale molto probabilmente all’undicesimo secolo, perché di esso si fa menzione inun documento medievale che rivela come il giudice di Cagliari Torcotoriò de Unàli,
nell’anno 1080, donò la chiesa di San Giorgio col terreno circostante ai monaci benedettini del monastero di San Vittore di Marsiglia perché vi stabilissero una loro comunità.
La costruzione, il cui nucleo principale è di stile romanico, è stata modificata nei secoli con l’aggiunta di altri corpi strutturali e con restauri di elementi architettonici. Un curioso particolare è
la presenza nella copertura di un certo numero di tegole romane, forse provenienti da qualche antico edificio del luogo ( S. Antonio nei pressi dell’ex asilo dell’ esmas ??? ).
All’interno della chiesa si ammira un’interessante pala d’altare che sovrasta l’altare,un polittico molto antico, le cui pitture furono nel passato ritoccate da mani inesperte che hanno messo in ombra
il valore e la bellezza. Vi è una iscrizione verticale, sulla parte superiore, a destra, che pare dica:
Polito…1500… Dios..
Ogni anno, a maggio, a Decimoputzu si celebra la sagra di San Giorgio con grande concorso di folla
anche dei paesi vicini, secondo un cerimoniale folkloristico che comprende le solite funzioni religiose, con la benedizione del pane “coccoieddus”in piazza di chiesa,offerto a tutti i presenti dagli “obrieri”; che continuano la distribuzione col il carro che gira il paese sfilando fisarmoniche e launeddas in costume con traccas e cavalieri. Fa parte anche della tradizione percorrere le strade del paese nei giorni precedenti la festa con un carro sul quale è collocata una botte  “ sa carraredda de su santu”, nella quale vengono raccolte le offerte in vino da distribuire durante la festa; questa essendo in passato la festa dei pastori ha il suo culmine nella tosatura delle pecore “ sa tundimenta” e in un pranzo- cena nel quale viene offerta e fatta gustare a tutti i presenti una porzione di pecora lessa, offerte con devozione dai pastori, in gran parte Fonnesi arrivati con le antiche transumanze, oramai moderni campidanesi.

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