Più rispetto e coscienza

031030preghiera o maledizione al tombarolo025Tombaroli eroici non hanno paura

In Sardegna i ruderi affiorano dappertutto ed ogni muro di chiesa antica abbandonata nella campagna è incrostata di numerose reliquie di vetuste opere, così come ogni sasso di muro a secco è frammento  di nuraghi stoltamente demolito e sacrilegamente contaminato. Eppure nulla vi è che non sia degno di studio, di ricordo, di ammirazione: i particolari per quanto sembrino insignificanti, le stesse vicende dei dimenticati centri rurali possono lumeggiare sfumature, coordinare significativi atti apparentemente slegati ai fini delle leggi storiche generali. E’ necessario collaborare alla Storia educando ed educandoci al culto del passato,risparmiando ruderi, salvando frammenti, rispettando le cose che furono, in quanto essi sono patrimonio spirituale che appartiene a tutti di generazione in generazione, come cose sacra che appartiene alle patrie memorie . I resti  del passato non sono una cosa morta . Essi possono ancora vivere, parlare, invitare alla bontà e al sentimento gli  uomini, additarci le vie dell’avvenire; se interrogati con amore da chi ha la facoltà  di ricostruire rovine, riaccendere destini spenti, risuscitare il lontano passato  rievocandolo  alla nostra mente. Non è vieto  spirito campanilistico far rivivere il passato della propria terra. L’esperienza spirituale del passato ci farà intuire l’avvenire e aggiungerà meriti allo sforzo individuale nella gara di collaborazione ai fini della elevazione  spirituale della Isola nostra; incentivo a meglio agire che diventa legame indissolubile di affetti e di fratellanze. La coscienza storica della vita della terra in cui si riflette la nostra anima ed in cui si plasma la nostra mentalità è la misura per seguire il progresso di una più vasta umanità. Nessun amore al paese natio se non se ne possiede la pienezza della tradizione. Ogni villaggio vanta ricordi, poco importa se fatti di cronaca o di storia, se scritti per incuriosire,insegnare o commuovere. Essi interessano sempre la sfera più nobile della nostra personalità. La storia di molti paese è fatta di oscure memorie, ma non è meno nobile, sebbene meno gloriosa, di quella decorata di elmi e cordoni, di  palme, di corde e di pugnali,anche se accollati di querce e di altre araldiche fronde. Se la storia si confezionasse solo sui campi di battaglia e fosse fatta solo di sangue e di morte a che pro il cumulo di infiniti episodi di sofferenza e di dolore di turbe che da millenni pestano zolle, scavano solchi, sconvolgono colline e montagne sempre condannati a non sostare, ma camminare, sempre inconsciamente camminare? La storia non conosce quiete e clemenza ed è inesorabile con l’uomo che la fa o la subisce. Un innato bisogno spirituale ci spinge a conoscere quali genti abbiano per primi prediletta questa terra  che ci ha acquistato  con la sua maternità o ci ha conquistato con le sue bellezze e le sue promesse. Forse sono molto pochi quei Comuni che possono soddisfare un’esigenza spirituale così alta, che la voce del sangue ci richiama a coloro che stanno all’altro capo dell’infinita catena che aggiunge ogni giorno un nuovo anello. “Chi fur li maggior tui”?  Di Decimoputzu  poco o nulla sappiamo, tuttavia tenteremo di rispondere dopo aver fatto una corsa ideale a ritroso sul lungo e oscuro cammino dei secoli che furono. Interrogando ruderi e leggende, canti e melodie pastorali, nomi e ricordi,ci sarà forse consentito di interpretare quel lontano passato e consegnarlo al presente. Se ci fermiamo a considerare nomi e luoghi che ci sono familiari, noi avremo per mezzo di sesto senso la strana sensazione della esistenza in noi di una inconscia e indistinta reminiscenza di cose già viste da secoli e che fa ritrovare noi stessi vaganti in quelle lontane epoche quasi per meglio dare un significato alle cose che leggiamo sul terreno nudo o rudemente lastricato di ruderi sconvolti e di anfore infrante. Ed è interrogando quelle mute testimonianze che noi veniamo a scoprire vicende che durano da millenni, in un susseguirsi incessante di distruzioni e di creazioni, il cui unico protagonista è sempre l’uomo creatore di storia e fattore di civiltà e di progresso che sono  alla base del nostro odierno vivere civile. Noi abbiamo il dovere di conoscere e meditare su quelle vicende del nostro passato, perche esse ci aiuteranno a meglio comprendere la presente realtà della nostra terra.       Gli anni passano ma la storia è storia e questa è di Francesco Ponti , un buon ricordo.

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