Le recinzioni dei campi di calcio a Decimoputzu.

scansione0217                                                  LE   RECINZIONI
Non quelle a protezione del terreno di gioco, che dovettero aspettare diversi anni prima di essere rese obbligatorie. Parliamo di quelle messe a protezione dagli occhi indiscreti dei portoghesi. Sempre provvisorie, come i campi. Ancora più provvisorie. Anche il “definitivo” S. Giorgio ha dovuto aspettare ben oltre la maggiore età per avere la sua definitiva camicia. Quello di via Villaspeciosa ancora la sogna.
 
Siepi preesistenti di fichi d’india che si incaricavano di boicottare le partite forando il pallone rigorosamente di cuoio. Con la finestrella, per introdurre e estrarre la camera d’aria dotata di beccuccio per la gonfiatura, .La feritoia veniva chiusa con una stringa di cuoio. Se qualcuno nel colpire di testa se la beccava… necessitavano restauri.
 
Siepi di canne provenienti dai numerosi canneti disseminati lungo i fiumi e i canali di bonifica del territorio.
 

Siepi di arbusti vari.
 

Siepi con i teli che hanno caratterizzato l’evoluzione delle colture nelle serre.

La siepe della mia fanciullezza. Nella strada dei miei natali e dei miei giochi infantili. In via Villaspeciosa. Nel terreno che oggi ospita il capannone di Vinicio Mereu. Il campo correva con il lato più lungo parallelamente alla via Villaspeciosa. Se non ricordo male ci costruirono anche una piccola gradinata dal lato opposto a quello lungo strada.
La siepe era stata realizzata… con l’oleandro. Lo si può vedere in primo piano nella foto dell’inaugurazione del campo, sopra riportata. Proveniva, l’oleandro, dal fiume Cixerri che nel suo anarchico percorso ospitava piante di varie specie. E l’oleandro era tentatore. Troppo tentatore per i giovanissimi guerrieri impegnati a difendere il loro territorio nell’aspra lotta con i rivali de “Sa Cabadroxia”. “Romani” contro “Cartaginesi”. Seguendo le gesta studiate in terza elementare. Una sorta dei “Ragazzi della Via Paal”. Serviva la materia prima per le armi. Per costruire le spade e le lance. Stecca dopo stecca, prima feritoie, poi finestre, poi varchi. Insomma la recinzione… non recinta più.
Tziu Pasqualinu ormai troppo anziano per continuare a fare la guardia-messo comunale ha appena lasciato il posto a signor Enrichetto Corona. Come tutti i neofiti, entusiasmo e desiderio di far bene. Forse una soffiata. Forse una denuncia. Forse una constatazione da tifoso. Decide di farci ogni tanto una capatina. L’armeria diventa di difficile accesso. Ma la tentazione e le necessità belliche vincono. Quatti, quatti ci si ritrova a far rifornimento. Da lontano il “palo” ci segnala l’arrivo del pericolo. Fuga precipitosa. Prima dentro il canale che costeggia la fabbrica dei carciofini di Ena Salvatore e poi a guadare “S’arriu becciu”. Acqua poca. Fango molto. “Cannisoï” moltissimo. Fieno ancora di più. Nascosti osserviamo signor Corona che perplesso si guarda intorno. Forse non gli è sfuggito il movimento sospetto. Forse ci aspetta al varco. Aspettiamo a lungo accovacciati e poi appena ci sentiamo al sicuro via come saette. Le mamme non apprezzano molto il fango che ci ricopre. Le cure estetiche non sono di moda. Maschera o non maschera, arriva la spazzolata generalizzata incassata in rigoroso silenzio. I guerrieri non piangono! Signor Enrichetto deve aver verbalizzato e consegnato il resoconto ai padri. La siepe viene in parte rabberciata con le canne.
Il nemico incombe e sono necessari altri rifornimenti. La recinzione decade e con essa anche la squadra. Fine di un’epoca. Dopo qualche anno, inizio di un’altra.  Il campo è quasi di fronte al precedente. Nel terreno dell’attuale fabbrica dei carciofini di Ena Salvatore. La recinzione è ancora più fatiscente. L’ingresso a pagamento affidato a “sa bona manu”. L’entusiasmo… tantissimo. L’embargo ci costringe a vagare per la campagna in cerca di olivastro. L’acciaio dei giovani combattenti. E’ necessario forgiare le spade e le lance. Fatica quasi inutile. La campagna putzese coltivata anche nelle strade. Le poche piante in vista curate più dei proprietari.
Soldi non ce n’erano altrimenti ci saremmo rivolti ai trafficanti di armi…
Ah!!! le recinzioni!!!
Altro calcio, lasciatecelo dire!!!
Altre guerre!!!             luisiku cun stima meda

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