Era Ora…

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Era ora, finalmente, qual cosa si muove. Decimoputzu è sul "VULCANO", un periodico che parla di Decimomannu, Assemini, Uta, Villaspecciosa,Villasor : ORA CI SIAMO ANCHE NOI.
Un rigraziamento con i più fervidi auguri per un lungo  proficuo lavoro e complimenti per la grinta giornalistica vanno a Alessandro e Stefano. A noi incoraggiarli e… emularli.
Forza  tottus paris, c'è posto per tutti con idee, suggerimenti e critiche costruttive.

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E finalmente….
di Alessandro Medda
E finalmente ci siamo pure noi!! Da questa edizione di Vulcano entra a far parte di questa grande famiglia anche Decimoputzu, e ci sia consentito aggiungere: “Era ora! !“
I ringraziamenti per questa opportunità dataci sono scontati quanto, a nostro avviso, dovuti:
al direttore Sandro Bandu e alla redattrice Giuliana Mallei su tutti, dimostratisi alquanto cortesi e aperti alle nostre idee. Poter raccontare e portare a conoscenza dei lettori la realtà in cui viviamo è un privilegio da non sottovalutare, proprio perciò
speriamo vivamente di non deludere le aspettative di chi ha creduto in noi.
Tra i tanti fattori che ci accompagneranno in questa avventura uno, a nostro avviso, merita di essere menzionato e spiegato: il confronto con una realtà non semplice da descrivere, circostanza che spesso ci metterà in condizione di minoranza e magari attirerà verso noi le critiche, immaginiamo a tratti pure feroci, di una parte di popolazione.
Perciò teniamo a precisare che vorremmo solamente essere cronisti di un paese certamente in crisi e al tempo stesso vorremmo fornire alla gente gli strumenti per poter giudicare volta per volta i casi che analizzeremo, senza mai dare l’impressione di ergerci a giudici della società, ma parlando da cittadini attivi che vogliono innescare una discussione costruttiva. Sottolineiamo che, come sopra indicato, si tratta di un paese in crisi, economica innanzitutto, ma pure di natura sociale e politica. Probabilmente proprio per questo molti articoli saranno raccontati in chiave negativa. Una penna non potrà mai sovvertire realtà negative agli occhi di tutti:
non è forse vero che la crisi dell’agricoltura ha scagliato sul lastrico centinaia di famiglie? Non è forse vero che spesso e volentieri si parla di una politica per lo più clientelare? E non è altrettanto vero che noi giovani ci mostriamo apatici, incoerenti ed incapaci di concepire una realtà paesana diversa?

E questi sono solo pochi tra i numerosi quesiti che si possono porre riguardo ad annose questioni riguardanti il nostro paese. D’altro canto però saremo anche cronisti di tutto ciò che di positivo ha questo paese: manifestazioni e sagre. iniziative culturali e non solo, una memoria storica notevole e un potenziale, ancora inespresso, che ci potrebbe mettere in futuro in una condizione di grande rilevanza nel Campidano. E proprio il raccontare tutto questo insieme di fattori, negativi e positivi che essi siano, può essere la base del nostro riscatto; conoscere la sto-
ria e i fatti può farci comprendere questo presente problematico e progettare un futuro migliore attraverso un democratico confronto, in cui le critiche non serviranno a demolire un paese, ma al contrario serviranno a cercare soluzioni e ad incentivare l’interesse per la vita pubblica. Premesso ciò speriamo vivamente che venga apprezzato il nostro lavoro, e soprattutto che ne vengano apprezzate le finalità… I primi articoli riguarderanno la crisi dell’agricoltura e dell’artigianato, la diversa percezione dell’arte e in particolare della musica nel nostro paese, e un’intervista al sindaco sull’annosa questione de Su Casteddu de Fanaris.
Godetevi le cronache e fateci sapere cosa ne pensate…

 INTERVISTA AL SINDACO DI DECIMOPUTZU
    GIANNI SABIUCCIU 

     Il caso de SU CASTEDDU DE FANARIS

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di Alessandro Medda
Abbiamo incontrato il sindaco di Decimoputzu, Gianni Sabiucciu poiché è nostra intenzione cercare di far luce sull’annoso problema relativo al sito archeologico di Fanaris. Come è noto, il sito in questione, si trova tra i comuni di Decimoputzu e di Vallermosa.
Buongiorno SindacoSabiucciu, grazie della disponibilità…

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La nostra intervista vorrebbe fare il punto sulla situazione a Fanaris. Pertanto, se ci è concesso, vorremmo parlare a tutto tondo dei dilemmi che appartengono a questa “Fortezza Dimenticata”, partendo dai problemi storici sino ad arrivare ai giorni nostri..
Certamente, sono a tua disposizione.
Partiamo dall’inizio. Esistono versioni contrastanti sulla proprietà delle terre in cui è situato Su Casteddu. Il bene si troverebbe, per la parte di Vallermosa, all’interno di alcune terre di proprietà privata di cui non si riesce neanche a risalire agli originari detentori, mentre per la parte putzese si tratterebbe di terre demaniali. E questa la versione giusta dei fatti?
Sì, in effetti la parte di bene che sta sul versante di Decimoputzu è posta in terreni comunali ad usi civici, mentre la parte appartenente a Vallermosa è di proprietà privata di cui non si riesce a risalire neanche ai detentori originari. L’impresa è un po’ ardua in quanto si parla di 20 proprietari diversi, di cui qualcuno pure defunto. Ma, secondo me, con un p0’ di buona volontà in più da parte del comune di Vallermosa si potrebbe procedere ad un esproprio o ad una mediazione per recuperare quei terreni. Nelle intenzioni questo viene premeditato, ma nella realtà vige un po’ di menefreghismo. Inoltre fatto importante da ricordare è che abbiamo creato una mappatura precisa che assegna due terzi del sito a Vallermosa e solo un terzo a noi.
Allora la situazione è molto complicata. I due comuni sono legati a filo diretto, quindi in teoria se Vallermosa, come sembra, non riesce o non vuole espropriare le terre significa che la cooperazione dei 2 comuni per la bonifica del sito salta. E tutto rimarrebbe com’è. Come si sta muovendo Decimoputzu per ovviare a tale problema?
Sì, in effetti la situazione è complicata, ma continuo ad aver fiducia nell’azione di Vallermosa anche se ora servirebbero più fatti che parole. In tutti i casi Decimoputzu si sta muovendo per creare un cosiddetto “Piano B”: infatti c’è da ricordare che, pur avendo solo un terzo di territorio in cui è situato il bene, possediamo l’entrata principale, fatto che ci metterebbe in una posizione di vantaggio qualora decidessimo v di bonificare e utilizzare solo la nostra parte, così da renderci liberi e indipendenti pure nella ricerca e nell’uso dei fondi che servirebbero al proseguo dei lavori.
Come affermato nel nostro precedente articolo (vedi Vulcano n61. lo scenario che si presenta agli occhi del visitatore che si reca a Fanaris è veramente sconfortante… Eppure il caso Fanaris ha interessato uomini di cultura. sopraintendenza e istituzioni varie, compreso il comune, che in un primo momento hanno sposato la causa per poi abbandonarla.
Si parla da sempre di questo problema ma nessuno ha mai fatto nulla. Da cosa dipende secondo lei tale vuoto istituzionale?
A mio avviso è dettato da un unico e grande problema: la mancanza di soldi. Sopraintendenza e scienziati in generale hanno le mani legate:
è nota a tutti la situazione italiana in cui vengono applicati continui tagli per le ricerche scientifiche. In questo regime di crisi è difficile cambiare le cose. Per quando riguarda i comuni, e il nostro nella fattispecie, posso dire che versiamo in una grossa crisi economica destinata ad aumentare nel 2011, visto che con i/federalismo fiscale i tagli ai comuni saranno consistenti. Non che il problema di Fanaris non sia importante, ma in regime di crisi economica in primis si bada alle esigenze primarie del Comune. Ultimo, ma non per importanza, c’è da considerare il fatto che la legge regionale 37, con cui abbiamo ricevuto dei fondi, è stata tagliata da Soru… Signica che abbiamo ancora meno libertà di movimento.
Andiamo a ritroso per capire le responsabilità e i problemi. Ci risulta che altri fondi fossero stati stanziati anni addietro quando lei era assessore all’ambiente. Quindi già dal 2000 era sua competenza occuparsi del castello di Fanaris. Ora siamo nel 2010. Non le sembra che in 10 anni si potesse fare di più?
Beh.. si può fare sempre di più… Comunque posso dire che pure i fondi precedenti sono arrivati grazie alla legge regionale 37. Questa è nata appositamente per incentivare l’occupazione e quindi, pena la restituzione, i soldi dovevano esser spesi per quelle motivazioni. Quindi va da sé che già al tempo ci siamo mossi in più direzioni: a noi Comune sono arrivati 430 mila euro che sono stati redistribuiti per opere varie, una “De Minimis” da 200 mila euro e i famosi 50 mila euro per Fanaris, di cui la metà era da spendere obbligatoriamente per la manodopera!
Volevamo arrivare proprio a parlare di questo. Torniamo

ora a settembre del 2008, periodo in cui sarebbe dovuta avvenire la svolta: i comuni di Decimoputzu e Vallermosa si consorziano per recintare, bonificare e riqualificare Su Casteddu. Sin qua tutto bene. Ricevono per tali fini 100 mila euro, con la legge regionale 37, da spartire a metà fra i 2 comuni, a patto che gli stessi garantiscano pure la vigilanza sull’intera area. Ora: chiunque può vedere che la zona non è mutata in meglio rispetto agli anni precedenti, a parte un piccolo steccato mal costruito e anzi pericoloso.., siamo sicuri che i 100 mila euro siano stati spesi tutti? Ci risulta che, con varie interrogazioni, le siano stati mossi vari solleciti… Con 100 mila euro non si poteva fare di più?
La consorziazione nasce da qualche anno prima, ovvero nel 2006, e non riguardava solo l’utilizzo di Fanaris, ma molti altri aspetti. Inoltre, come già detto, quei soldi sono stati stanziati per aumentare l’occupazione e non per riqualificare il sito. Siamo stati noi Comuni a voler prendere due piccioni con una Jàva, ossia investire 50 mila euro a testa per creare lavoro e nello stesso tempo per operare nell’area. Ma la cosa importante è un’altra: io i miei 50 mila euro li ho spesi ecco- me!! Semmai è Vallermosa che ha poi cambiato in corsa la destinazione dei suoi soldi.
Vuole dire che per costruire uno steccato pericolante servono 50 mila euro?
E’da unpo’che non mi avvicino a vedere l’opera. Ma appenafatta ti assicuro che era funzionante e funzionale a ciò per cui era stata progettata. Ti dico io perché ora è cosi: le pecore si strusciano su tutto. Comunque ho le prove e te le porto: la rendicontazione delle spese. Ecco guarda: 23.760 euro, ossia la metà, obbligatoria di manodopera; spese scientifiche 10.000 euro; attrezzature e noli; materiale 5.000. Il tutto con le fatture… visto? In effetti 50 mila euro non son granché (ci mostra la rendicontazione).
Ammettendo pure che il comune di Vallermosa si sia lavato le mani sul caso, risulta però evidente che anche Decimoputzu ha la sua colpa.

Infatti i soldi son stati stanziati a patto che l’area venisse sorvegliata e protetta. Eppure chi va a far una passeggiata a Fanaris non incontra la benché minima ombra di un sorvegliante. Come mai questa prerogativa dettata dalla sovraintendenza non è stata mantenuta?
Abbiamo una convenzione firmata con Pro Loco, Protezione Civile e Amici del volo per proteggere il sito. Loro dovrebbero sorvegliare e noi, a lavoro svolto, li rimborsiamo. Può essere che non svolgano bene il loro servizio. Ma bisogna ricordare che questi enti sono autorità che possono solo segnalare alle forze dell’ordine casi sospetti, mai intervenire in prima perso-
anche in passato, tutto ciò che è stato ritrovato siamo stati costretti a darlo al museo di Cagliari poiché eravamo sprovvisti di un nostro museo. Cosi pure ora, per assurdo, se cominciassimo gli scavi a Fanaris, ogni ritrovamento per legge dovrebbe subito partire altrove.
La ringraziamo per la sua disponibilità, ma allo stesso tempo teniamo a ricordarle che tutti gli appassionati continueranno a vigilare sul sito e a fare ulteriore pressing affinché si trovi una soluzione adeguata riguardante il sito.
Ben venga chi si interessa di queste cose. Questo caso sta a cuore in primis a me stesso. Spero di potervi chiamare io
per primo e potervi così aggiornare con notizie più liete.
Possiamo senz’altro definirci soddisfatti per questo incontro con il primo cittadino di Decimoputzu. Ma poiché l’argomento ci sta particolarmente a cuore, saremo felici di riparlame anche nei prossimi numeri di Vulcano, al fine di sviscerare appieno l’argomento alla ricerca di una soluzione concreta con il contributo di tutti.
na. Può anche darsi che quando qualcuno passa di là venga notato e chi di competenza sia stato avvisato. L’ideale sarebbe piazzare delle telecamere, ma non c’è corrente.
Pensa che il sito possa essere fondamentale all’interno di un itinerario culturale?
Certamente. In progetto c’è museo e parco archeologico che ci consentirà di esporre tutto ciò che di archeologico ritroveremo in paese. Infatti

 

AGRICOLTURA, dal passato il futuro 
 

La crisi di un settore vitale per la nostra economia e la nostra sopravvivenza  

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