Decimoputzu Monte IDDA ATLANTIDE

MONTE IDDA 006Monte Idda,versante EST,si vede “SA ROCCA SU PARA”

MONTE IDDA 026

IL NURAGHE IN CIMA MONTE IDDA
                                                  

Caro Sergio sto leggendo il tuo libro e…mi sono ricordato del nostro maestro signor Ponti: senti… senti… che insegnava.    Un grande storico sardo, Camillo Bellieni, chiamava la Sardegna l’isola del silenzio innanzi che le prime tribù approdassero nell’ampio golfo riparato da venti che in seguito fu dai navigatori chiamato “ Golfo degli Angeli” per la sua sicurezza.L’isola era allora interamente coperta da un fitto mantello di boschi e non era abitata che da stormi di uccelli, da frotte di cervi di cinghiali,di mufloni. I soli esseri umani che vi aggiravano erano pochi umili cavernicoli che ritraevano i mezzi di sussistenza dalla caccia con lacci e con arnesi di pietra, la cui presenza nell’isola era forse precedente ai grandi rivolgimenti geologici che avevano dato luogo alla formazione dello stretto di  Gibilterra, al distacco dalla Corsica e dall’Africa,dalla Sardegna dalla Toscana e alla formazione della pianura del Campidano, nell’era precedente un vasto mare aperto, di cui sono sicure testimonianze le colline sabbiose attorno a Villacidro e a Serrenti. I pochi miseri avanzi della specie umana,ritenuti superstiti abitatori della favolosa Atlantide di Platone,non dovettero certo porre resistenza, quando le belligere tribù provenienti dalla Libia e dall’Estremo Oriente mediterraneo sbarcarono nell’isola. Scarsi di numero e sprovvisti di mezzi di difesa si rifugiarono nel vuoto regno degli uccelli, o si confusero con i nuovi invasori. Le tribù che approdarono in Sardegna e che si stanziarono nelle fertili pianure del Campidano e nelle colline feracissime della Marmilla e della Trexenta, nell’Ogliastra  fino a Dolia,veneravano Jolao,divinità Greca, figlio di Ificle e nipote di Ercole, di cui fu auriga, e ne condivise le fatiche e pericoli partecipando alle imprese degli Argonauti e alla caccia al cinghiale di calidone. Dopo l’apoteosi di Ercole venne in aiuto agli Eraclidi e ne guidò una colonia in Sardegna dove fondò alcune città……Altri appunti…Da Tertesso in Spagna giunsero in Sardegna delle tribù di origine libico- egeo ed orientale guidate da Sardo. Non sappiamo quali di queste tribù sarde siano i famosi “SHARDANA” partecipi con altri popoli “del mare” ad ardite spedizioni con i quali nel sec.XV a.c. avrebbero invaso l’Egitto. Quali fra queste genti furono i famosi costruttori dei nuraghi, cioè i nuragici è difficile stabilirlo. A quanto sembra tanto gli Iliesi quanto i Balari erano di origine orientale e costruivano nuraghi. Questi piccoli reami nuragici cui facevano capo ad una divinità tutelare, come Jolao, Sardus Pater,e Norage, erano in perenne lotta tra loro per allargare il dominio politico e territoriale  ai danni dei vicini dei quali soprattutto razziavano quelle ingenti quantità di bestiame, che in fondo, in una società di pastori costituivano la vera energia economica della comunità e ne stabilivano il livello di potere e il grado di governo nel sistema. Di queste tecniche primitive di conquista, attuale specie nelle forme della bardana e della rapina,rientravano nelle categorie necessarie sancite dall’etica tribale .Gli attuali fenomeni della società pastorale sarda specie dell’interno, incentrati sull’abigeato, altro non sono che gli ultimi e scoloriti e vili riflessi. Sardus, Jolao, Norax sono mitiche figure maschili dell’età eroica della Sardegna,divinizzazione di eroi “fondatori di etnie”, cioè grandi capi tribù. Nel governo superiore della tribù,nel processo storico del gruppo,il peso sostanziale e l’assoluta responsabilità stavano nel cervello e nell’azione di una società di maschi nel fisico e nello spirito aggressivo e dispotico. Da ciò possiamo dedurre che lo stato sociale della Sardegna nuragica si fondava sul prepotere di un tipo sociologico patriarcale con delle resistenze matriarcali della più antica civiltà contadina diminuita al livello del governo familiare della MADRE, ancora profondamente radicata nelle forme magiche e religiose, nelle quali la donna come sacerdotessa mantica e medica,è la madre, trasfigurata nella primitiva entità  divina della  DEA  MATER  neolitica, rappresentazione di essenze consistenti di civiltà agricola femminile. In una società di rude potenza la donna portava una nota di gentilezza e di grazia,ma anche di dignitosa e severa compostezza talvolta di solenne e muta tragicità, come ancora oggi è la donna sarda.

MONTE IDDA 025PERDERA, CIXERRI,il Castello di AcquafreddaMONTE IDDA 029
Il muro di cinta della Fortezza intorno al NURAGHE

 
Questa foto ha 50 anni. Monte Idda , pulito dal fuoco, si nota il muro di cinta e altri segnali di costruzioni.

MONTE IDDA 010Guardando il NORD:”SU CASTEDDU DE FANARI”, in lontananza Villacidro

 MONTE IDDA 019

SUD OVEST: la piana del CIXERRI

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