DEA MADRE “ LA DIVA DI DECIMOPUTZU

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La storia e lunga e …epica: a Decimoputzu , già prima che in Grecia risuonasse  il canto epico di Omero, e forse prima ancora dei fatti di Troia che lo ispirarono, fiorì un tenue sorriso d’arte “ LA  DIVA  DI  DECIMOPUTZU” una statuetta di  DEA  MADRE  unica come tipo tra le rinvenute in Sardegna. Il Zervos ascrive con qualche insistenza a imperizia, certa incompletezza nella raffigurazione antropomorfa della Dea , specialmente quando parla dei Sardi, in cui le capacità artistiche sarebbero state  svegliate la prima volta da stimoli Creto-Egei. Ma la fattura di questa  divetta  farebbe pensare altrimenti. Riteniamo( Antonino Figus) cioè che le fattezze del volto siano volutamente trascurate,e così pure voluta la superficialità o trascendenza d’altri particolari. In altri termini, a questi artisti, o per lo meno abili artigiani, non mancava la capacità- a nostro modesto parere- di rendere guance,mento ,occhi e bocca anatomicamente e graziosamente, come di curare mani e o piedi. Solo interessava loro dar l’idea in maniera che potremo dire impressionistica d’una divinità femminile e,per quanto attiene alla nostra, d’una madre feconda..Questo ci pare un punto di vista da non trascurare. E allora abbiamo un colpo d’occhio prospettico e di scorcio non solo non volgare ma armonico e parlante. Anzi, di converso, certe forme così ben tornite ( parliamo sempre della nostra figurina) ci assicurano che gli artefici, pur primitivi, ce l’avrebbero fatta bravamente a darci un volto, mettiamo pienotto, con qualche grazia. La figurazione del volto, o sommariamente reso o trascurato del tutto come in esemplari più arcaici del neolitico, sembra ubbidire ad una parola d’ordine o a una muta tradizione, trasmesse da officina a officina, da bottega a bottega e per varie generazioni. La nostra è, dicevamo, marcatamente abbondante in certe forme, ma non ha la grossolanità di  esempi arcaici delle Cicladi e di Creta, o l’esasperata e deformante obesità degli idoli femminili di Malta e neanche il gusto quasi barbarico della plumbea statuina di Troia. Qui le carni, anziché flosce  e cascanti, sono d’una sicura freschezza, nella tensione della piena vitalità. In particolare, il petto è d’una casta contenuta, quasi acerbo, se il complesso scultorio  non inducesse il pensiero d’una maturità appena raggiunta. Lei non parla ma a noi spetta.  La storia continua siamo a M. IDDA. Proprio sull’estrema punta, in una posizione dominante, dalla quale lo sguardo abbraccia tutta la vallata del Cixerri e il vasto Campidano di  Cagliari, sino al golfo e agli stagni che lo chiudono a mezzogiorno, sorgeva un nuraghe, di cui oggi non rimane poca cosa. Le altre parti sono state completamente smantellate da pastori, alla storia sono passati Francesco Frau e Sebastiano Pranteddu che nel 1914 si trovavano a svernare da Desulo nelle nostre campagne. Ma ancora oggi come fanno i tombaroli ad aprire cantieri di scavo, nonostante la vigilanza forestale e gli allevatori sempre molto vigili e attenti nel loro territorio. Torniamo alla storia scritta dal maestro Ponti 50 anni fa. M. IDDA ….siamo di fronte ad una fonderia nuragica……..il ripostiglio era quindi….. a guardia dell’importante deposito vi era…….il non avervi trovato nessuno oggetto ne punico ne romano c’induce a credere che la officina si sia sviluppata in piena vita nuragica…..quindi: quando sulla vetta di M:IDDA tenevano ancora saldo i sardi primitivi , che qui ergevano le loro vigili torri di guardia in vista del mare, sull’acropoli Cagliaritana non erano ancora piantati i tristi segni della signoria fenicia. Nessun dubbio quindi, sia per i segni lasciati dalle scorie, che dagli avanzi di bronzo che lassù, in quella località sicura e forte per la sua posizione, dove attorno ferveva intensa la vita agricola vi fosse non solo un’importante officina fusoria, nella quale, lo sconosciuto fonditore coadiuvato dai suoi collaboratori fabbricava spade e pugnali simili a quelle usate dai guerrieri greci di Micene e delle isole dell’Egeo, per le irrequiete tribù sarde dell’interno e falci per i contadini e scure per i boscaioli, ma… anche una officina artistica da cui uscirono le belle statuete di bronzo rinvenute a M. Arcosu e a Decimo d’incomparabile bellezza e valore artistico, vera gloria del Museo Cagliaritano ( non di Decimoputzu : a conferma di questo dove sono gli stampi di fusione requisiti dalla Forestale due anni fa ). Esaminando le spade e i pugnali di M:IDDA fuse col rame delle miniere sarde ( Domusnovas a 13 Km. ) , giovandosi delle folte boscaglie di leccio che rivestivano, e in gran parte rivestono tutta la catena granitica che da Siliqua, per M. IDDA si connette alle più alte costiere del M. Linas, il nostro animo si riempie di ammirazione e di orgoglio. Con queste armi poderose ed eleganti i guerrieri SHARDANA invasero l’Egitto, sottomettendolo al loro potere e tennero lungi dalle loro terre i pirati proto egei,i fenici, come tennero lungi i fieri Etruschi; ma queste armi furono usate anche in lotte fratricide,forse anche in imprese contro terre lontane, delle quali altri e non essi seppero cogliere il frutto. Ma questa civiltà sarda dei nuraghi apparentemente potente  covava in sé la causa prima della sua decadenza e della sua rovina. L’essersi frazionati in miriade di statarelli, in continua lotta fra di loro a causa delle differenti condizioni di ricchezza fra le diverse regioni dell’isola, impedì la formazione di una “ Nazione Sarda” e facilitò l’insediamento fenicio nei piani costieri. Chiude così il maestro Ponti ( in attesa che Sergio e Eros , figli di padri amanti della storia, depositari di tasselli mancanti, quel poco che ci possono dare sarà molto per aiutare a ricostruire un mosaico di storia distrutta).   Su Russu aspettada is cumpangius becciusu.

scansione0044” NUOVA SARDEGNA” del 19/10/2011  _  Un tesoro di reperti nella casa di un
INSTANCABILE  TOMBAROLO

 

 

LA  DIVA  DI  DECIMOPUTZU

 

 

 

 

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